May, Johnson, Gove. Tutto il resto è contorno.

Theresa May, ministro agli affari interni del governo Cameron, ha annunciato dalle pagine del Times di questa mattina che correrà per la leadership del Partito conservatore britannico: promette di unire il partito contro i candidati che danno solo spettacolo. Con lei niente elezioni fino al 2020, articolo 50 per la Brexit in vigore solo a fine anno. Segretario ad hoc per gestire le procedure d’uscita. Jeremy Hunt, segretario alla salute e possibile candidato, ha dichiarato il suo sostegno alla May.

A sorpresa è arrivata anche la candidatura di Michael Gove, ministro alla giustizia nell’attuale gabinetto e presidente della campagna ufficiale per la Brexit Vote Leave. La moglie gli aveva detto di fare attenzione a Boris Johnson: o garanzie o niente sostegno. La signora Gove si è trasformata in Lady Macbeth armando il marito che ha annunciato la sua discesa in campo tradendo l’ex sindaco di Londra (“non è un leader”). Gove si propone come il candidato del fronte Brexit che sappia rassicurare ed unire il partito.

Boris Johnson pare abbia accusato il colpo fino a mettere in discussione la sua candidatura. Dovrebbe annunciarla in giornata e, almeno per ora, sono esclusi ripensamenti. Ma BoJo sta emergendo come figura divisiva. Ha alle sue spalle l’esperienza amministrativa di Londra ma il caratteraccio potrebbe alienargli molte amicizie nel partito, com’è stato con Gove.

Guido Fawkes aggiorna qui candidature ed endorsement verso la conquista della leadership tory e di Downing Street. Domani chiudono le candidature ma il vantaggio nei sondaggi ed il maggior sostegno ricevuto dai membri del partito sembrano aver segnato il sorpasso della May su Johnson, con Gove terzo incomodo. Entro il 2 settembre uno dei tre sarà primo ministro britannico e dovrà gestire la Brexit.

Aggiornamento ore 13. Boris Johnson si chiama fuori. Lady Macbeth colpisce ancora?

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.