La scelta del leader laburista: chi è in corsa, come si vota, quote e scenari.

Stimolato dalla domanda di un amico sul futuro del Partito Laburista britannico e dalle recenti sparate di uno dei due candidati alla guida dello storico partito di sinistra del Regno Unito di cui tra poco vi parlerò, ho pensato di scrivere una breve guida alle elezioni per la leadership spiegando perché si è arrivati a questo punto, come si vota e cosa può accadere.

Iniziamo.

Perché nuove elezioni?

Corbyn ha sempre goduto di scarso sostegno tra i parlamentari del suo partito sebbene sia in carica da meno di un anno, dal settembre 2015 quando fu eletto dopo le dimissioni di Ed Miliband, il più a sinistra dei due fratelli (l’altro, David, è su posizioni blairiane ma ora è lontano dalla politica, scottato dalla lotta fratricida). Dopo che il suo Labour fu sconfitto pesantemente dai conservatori di David Cameron alle elezioni generali di quell’anno, Ed annunciò il suo addio al Labour. Corbyn vinse la sfida per la leadership con quasi il 60% dei consensi, segnando un’ulteriore svolta a sinistra dopo la segreteria di Ed Miliband. Corbyn si autodefinisce infatti socialist. E considerata l’estraneità del comunismo ai contesti politici britannico ed americano, socialist identifica un politica di sinistra abbastanza estrema, come Sanders per i democratici americani per intenderci: contro Wall Street, contro le multinazionali, contro il liberismo, contro Israele, contro le guerre a prescindere e chi più ne ha più ne mette.

I gruppi interni moderati e nostalgici dei tempi blairiani che furono hanno sempre provato a far cadere il leader. Il 26 giugno il ministro degli esteri del governo ombra guidato da Corbyn, Hillary Benn, fu cacciato da Cornyn dopo aver dichiarato che la leadership attuale sarebbe incapace di vincere le elezioni in quanto troppo divisiva. Così, a tre giorni dal voto per il Leave, furono gli stessi laburisti ad accusare più o meno indirettamente Corbyn di non essere stato capace di mobilitare l’elettorato laburista per il Remain. Scoppiò il finimondo con decine di dimissioni dal governo ombra ed il vice-leader, Tom Watson, che assieme ad altri orchestrò un golpe interno. Un golpe finito con la sfiducia dell’oltre l’80% dei deputati nei confronti di Corbyn che però disse di no alle dimissioni. A metà luglio Angela Eagle, “golpista” assieme a Watson, ufficializzò la candidatura e la sfida al leader.

Chi c’è in campo?

Dopo una settimana però la Eagle ha abbandonato la corsa lasciando spazio a Owen Smith, ex consigliere speciale di Paul Murphy, segretario per l’Irlanda del Nord nel governo di Tony Blair. La sfida è così fra Corbyn e Smith. A parte posizioni politiche diverse (Corbyn più a sinistra di un comunque non certo blairiano Smith), a dividerli è soprattutto l’idea del partito. Se Smith si propone come il candidato che vuole unire il partito dopo le divisioni causate da Corbyn, quest’ultimo sogna di trasformare il partito in un movimento, lasciandolo nelle mani degli attivisti più agguerriti ed estremisti attraverso una serie di riforme della struttura del partito che colpiscano quello che viene ormai definito l’establishment. Per dirla come tanto piace ai commentatori nostrani: Corbyn vuole dare voce alla pancia del paese. Si sa che nella pancia non tutto è oro.

Capitolo politica estera. Corbyn, noto per le sue battaglie al fianco della resistenza armata palestinese, tempo fa definì «amici» i terroristi di Hamas ed Hezbollah. L’altro giorno Smith ha invitato la comunità internazionale a coinvolgere lo Stato Islamico nei discorsi di pace sul Medioriente. C’è qualche problema con la politica estera nel Labour, questo è chiaro.

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Chi vota?

Votano i membri del partito, gli iscritti e gli affiliati (dai sindacati e dalle organizzazioni vicine al Labour) secondo le regole fissate dal partito in merito ai tempi di iscrizione.

Quando si saprà l’esito delle votazioni?

Lunedì 22 agosto il partito inizierà ad inviare le schede per posta e via mail. Mercoledì 21 settembre scade il termine per la restituzione delle schede. Sabato 24 settembre verrà annunciato il risultato durante una conferenza a Liverpool.

Chi può vincere?

Corbyn. I sondaggi stanno con lui, i bookmakers anche. La ragione? Owen Smith non entusiasma e non riesce a coinvolgere l’elettore laburista-moderato, stufo di Corbyn.

E che cosa potrà accadere al Labour e nella politica britannica in generale?

Scenario 1. Vince Corbyn e il partito rimane compatto. Rimane compatto sì ma solo nell’attesa di un nuovo leader moderato da sostenere prima delle prossime elezioni del 2020. Intanto, il Labour crolla nei sondaggi a favore dei liberal-democratici che raccolgono l’elettorato centrista scontento sia dal governo conservatore che dall’opposizione laburista guidata da Corbyn.

Scenario 2. Vince Corbyn ed il partito si spacca. Nasce un nuovo partito che unisce l’ala moderata dei laburisti ed i liberal-democratici rispolverando i concetti della Terza Via, social-liberali. I lib-dem nacquero allo stesso modo: nel 1981 una costola dei laburisti si staccò dando vita al Partito Social Democratico che sette anni più tardi si unì al Partito Liberale dando vita al Partito Liberal Democratico.

Scenario 3. Vince Smith e il partito si ricompatta in cerca di una nuova, vera guida. Smith è l’uomo che serve ai moderati: in cambio di un ruolo di prestigio potrebbe traghettare il Labour verso un nuovo leader con un’immagine più forte, capace di riconquistare gli elettori delusi e di parlare anche ai conservatori indecisi.

Come potete notare non c’è uno scenario in cui sia Smith a guidare il Labour alle elezioni. Così pare, almeno per ora, data la sua scarsa verve. A meno che il Labour non voglia tornare agli anni Ottanta e Novanta, quando i conservatori governarono per 18 anni filati (dal 1979 al 1997 con Margaret Thatcher e John Major).

Link utili: sito del LabourBBC, Telegraph, Guardian, The Week.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.