Il progetto conservatore nella Gran Bretagna post-Brexit spiegato dai sondaggi. 

Lord Ashcroft, ex vice presidente del Partito Conservatore, da sei anni si dedica ai sondaggi, pubblicandoli online. L’ultima si chiama “Il nuovo progetto Blueprint: l’agenda conservatrice nella Gran Bretagna dopo la Brexit” ed è disponibile integralmente qui. Ve ne riporto alcuni passaggi salienti per offrirvi un quadro dei conservatori britannici a due mesi e mezzo dallo scorso 23 giugno, quando il popolo di Sua Maestà ha detto “sì, vogliamo lasciare l’Unione Europea”.

Blueprint fu un progetto di Lord Ashcfrot per cercare una strada attraverso cui i conservatori avessero potuto vincere la maggioranza assoluta nel 2015 dopo cinque anni di governo di coalizione con i liberal-democratici. L’idea di base era: il partito non ha mai voluto governare in coalizione, per questo c’è bisogno di costruire una coalizione di elettori abbastanza grande per permettergli di governare da solo. A solo un anno di distanza il panorama politico britannico è completamente diverso.

“Abbiamo un nuovo governo guidato da un nuovo primo ministro, con nessuna opposizione in vista – sia dal Labour, che sono impegnati in uno dei bizzarri dramma, dai liberaldemocratici, che sono del tutto scomparsi, o dallo UKIP, che, avendo compiuto la sua missione originario, avrà bisogno di un nuovo scopo. Oh sì, e il Regno Unito ha votato per lasciare l’UE”.

La politica insegna sempre uno cosa: che nulla può essere dato per scontato. Voi avrete scommesso mai su Corbyn leader del Labour? Su Trump candidato presidenziale negli USA? Ma per Theresa May ed i suoi ci sono segnali incoraggianti.

  • Due terzi degli elettori la vedono come il miglior primo ministro possibile. La gente la descrive capace, intelligente, grintosa, realistica, tenace, statista, fiduciosa, tagliente – e alla moda.
  • Quasi tre quarti, tra cui quasi la metà di coloro che hanno votato per il Labour l’anno scorso, ha detto che si fidano di May e del cancelliere Philip Hammond per gestire l’economia di più che dei laburisti Jeremy Corbyn e John McDonnell.
  • I Tories sono stati visti come il miglior partito per  negoziare l’uscita della Gran Bretagna dell’UE, il taglio del deficit. Si occupano di crimini e di welfare, sono competenti e disposti a prendere decisioni difficili per il lungo termine.
  • Sull’altro fronte, il Labour è visto come un disastro, una catastrofe. Il partito è nelle mani di studenti,  estremisti, e dell’estrema sinistra: di conseguenza, nessuna prospettiva di tornare al governo. Il leader Corbyn è un attivista, piuttosto che un leader.
Tutto bene per i conservatori? Beh, scrive Ashcroft che «la mancanza di qualsiasi opposizione efficace può rendere più difficile individuare le insidie». Per questo Ashcroft prova ad individuare i possibili intoppi in tre punti.
  1. Durante i focus group organizzati per sentire il polso dell’elettorato, molti hanno sottolineato che c’era qualcosa di Cameron che li ha fatti sentire in relazione con lui e la sua agenda. May, a differenza del suo predecessore, rischia di trasformare la sua determinazione in rifiuto di ascoltare.
  2. La Brexit è sicuramente il tema più caldo in questo momento ma ci sono altri temi da curare. Quali? Quelli cari alle famiglie:  costo della vita, servizio sanitario nazionale e crescita economica.
  3. Brexit significa Brexit ed è giusto agire di conseguenza. Ma bisogna ricordarsi di chi ha votato Remain e delle persone preoccupate per il futuro.
Conclude Ashcroft che “raggiungere l’accordo giusto sulla Brexit è la chiave”. Ma ci sono altri punti: il controllo dell’immigrazione, il libero scambio, e la riunificazione del paese, dimostrando di capire c’è altro nella vita oltre Brexit.

CC BY-ND 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivatives 4.0 International License.

Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.