Ottimismo Tory, pessimismo Labour

Ottimismo, patriottismo, visione positiva del futuro. Sono questi gli ingredienti che hanno caratterizzato la conferenza dei conservatori britannici. Gli stessi che sono mancati una settimana prima all’appuntamento dei laburisti. Il tweet riportato sopra è del direttore del NewStatesman, il settimanale dei progressisti del Regno Unito, ed è la sintesi perfetta di ciò che emerge non solo guardando le due sale ma anche raffrontando i discorsi dei leader politici.

Il primo ministro e leader conservatore Theresa May ha detto nel suo intervento di domenica davanti agli esponenti di partito che la Gran Bretagna deve guardare oltre l’Europa per il successo economico, che Brexit sarà l’occasione per il paese di diventare «veramente globale». Tanto che otto nazioni tra cui Cina, India e Singapore sarebbero pronte a firmare importanti accordi di libero scambio con il Regno Unito. La signora May ha aggiunto che il Regno Unito sarà »un paese sovrano completamente indipendente», lasciando intendere che il paese lascerà anche il mercato unico. Ha poi rimarcato che chi si oppone in tutti i modi all’uscita (anche parlamentari conservatori) «insulta l’intelligenza del popolo britannico» e vuole «sovvertire la democrazia». «Perché sappiamo che il referendum non è stato un voto per chiuderci in noi stessi, per tagliarci fuori dal mondo: è stato un voto per dire alla Gran Bretagna di puntare in alto, di credere in noi stessi, di ritagliarci un nuovo ruolo ambizioso e ottimista in tutto il mondo».

Il discorso di Jeremy Corbyn alla conferenza laburista ruotava attorno a due concetti: nonostante i miei critici io sono ancora qui e sono convinto di poter vincere le elezioni con visione socialista. Ha parlato delle divisioni interne non offrendo una visione ma limitandosi a sostenere la necessità di seppellire le asce di guerra e a zittire i suoi oppositori interni. Ha parlato di socialismo che certo non è una cosa nuova, né tantomeno vincente quantomeno nella sua connotazione anti-mercato. Ha attaccato i conservatori, parlato di tragedie economiche con il governo Cameron e previsto l’Armageddon con quello guidato da tre mesi dalla May.

Dalle colonne di Cosmopolitics sul Foglio, Paola Peduzzi ha raccontato la festa di Momentum, il gruppo di attivisti al fianco del leader laburista Jeremy Corbyn. «Al festival di Momentum vanno forte le magliette contro la Thatcher, gli stand pacifisti (in cui i veterani di guerra non escono bene), le iniziative per le famiglie in cui i bambini devono scoprire che mandato politico dare al loro orsacchiotto di peluche, un libro di poesie dedicato a Corbyn (c’è chi si fa invitare nelle trasmissioni di politica e recita i poemi) e tante, tantissime immagini e slogan sul leader laburista che riuscirà a fare la storia, spodestare i conservatori, riscrivere le regole del progressismo moderno. E’ tutto un brulicare di richieste e petizioni, all’affollato incontro sulla questione dell’antisemitismo all’ingresso si poteva firmare per espellere il “Jewish Labour Movement” dal Partito laburista – del resto, ad animare il dibattito c’era la vicepresidente di Momentum Jackie Walker, che era stata sospesa dal partito per aver detto che gli ebrei sono i responsabili della schiavitù ma è stata riammessa perché le sue parole “erano state prese fuori contesto”.»

E se allarghiamo la discussione al discorso di Boris Johnson, ministro degli Esteri e capopopolo di Vote Leave, la campagna ufficiale per la Brexit, è ancora più evidente. Scrive James Forsyth sul magazine conservatore Spectator: «L’argomento di Boris era che la Gran Bretagna post-Brexit ha l’opportunità di prestare la sua voce alla causa liberale, per sostenere che libertà economica e libertà politica devono andare di pari passo». L’ottimismo conservatore è tutto racchiuso nell’apertura di lunedì, il giorno dopo il discorso del primo ministro May, del Telegraph, quotidiano vicino ai tories: «Dobbiamo guardare oltre l’Europa», citando l’intervento del premier. C’è un senso di apertura al mondo, si respira aria positiva nella destra britannica, nonostante un’incombenza chiamata Brexit. Se c’è ottimismo tra i tories, i laburisti invece sono depressi, rabbiosi. Come il loro leader.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.