Adattarsi per guardare avanti. L’esperimento conservatore ma riformista

Mi perdoneranno gli ddmici del gruppo parlamentare Conservatori e Riformisti per il gioco di parole nel titolo. Ma ciò che sta accadendo nella destra britannica del nuovo leader e primo ministro Theresa May è l’esempio perfetto di una riforma nel mondo conservatore. Come ha evidenziato Mark Wallace su ConservativeHome, uno dei principali siti di riferimento del mondo conservatore britannico, il Partito conservatore, il sopravvissuto della politica tradizionale, si adatta ancora una volta ai suoi tempi. Con il referendum, scrive Wallace, «il mondo è già trasformato e continua a trasformarsi sotto i nostri piedi». Abbandonati i vecchi presupposti politici è l’ora di nuove priorità, nuovi temi e termini che mettono in palio per chi saprà dominarli milioni di elettori.

Per conquistare la posta in gioco c’è molto da fare. Il paese ed i conservatori stessi sono usciti divisi dal referendum sull’uscita dall’Unione Europea. La destra britannica ha perso leader e primo ministro il giorno dopo le votazioni ed in poche settimana molti aspiranti al Numero 10 si sono auto-eliminati. Così è arrivata l’occasione per Theresa May di conquistare la guida del partito e del paese. Ma ora serve soddisfare ed unire questi due mondi. Non solo guardando al “partito dei lavoratori” per sostenere gli ultimi della globalizzazione, ma anche superando le divisioni tra i conservatori che volevano rimanere e quelli che volevano uscire.

Osservando la conferenza di partito che si è chiusa ieri, Wallace ha notato un senso di unità inaspettato: «i conservatori stanno facendo ciò che i conservatori sanno fare al meglio – adattarsi in maniera pragmatica al mutamento delle circostanze». Quello conservatore è un partito a cui «piace vincere» e che «riconosce il pericolo di un qualsiasi avvicinamento del Partito Laburista al potere»: sono queste le ragioni che uniscono, nonostante le diverse visioni sulla Brexit.

«La capacità del nostro partito di adattarsi è la chiave della sua longevità», conclude il direttore esecutivo di ConservativeHome ed orgogliosamente elettore del Leave che invita i tories che hanno sostenuto come lui l’uscita a «prendersi un momento per apprezzare la difficoltà dei conservatori per il Remain di adattarsi in questo modo. Avremmo certamente trovato doloroso farlo al loro posto». A beneficiare di questo spirito di unità è senza dubbio il partito: dopo poco più di 100 giorni dal referendum, i conservatori stanno guarendo e abbandonando le divisioni Remainers/Leavers per tornare conservatori con una missione: guidare e unire il paese, oltre la Brexit.

© Photo Darren Staples/Reuters

CC BY-ND 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivatives 4.0 International License.

Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.