Gestire Brexit tra lotte interne e fughe

Brexit hard o soft, voto parlamentare o no. Martedì il primo ministro britannico Theresa May si è detta disponibile ad aprire un dibattito parlamentare per esaminare i termini dell’avvio della Brexit. C’è un “ma” ed è enorme: come racconta il Guardian, infatti, il primo ministro è convinta che non ci debba essere un voto da parte dei deputati che rischierebbe solamente di mettere in discussione la volontà popolare che lo scorso 23 giugno ha votato per l’uscita del Paese dall’Unione Europea. Conservatori “ribelli” pro-UE, laburisti, liberal-democratici, indipendentisti scozzesi ed altri parlamentari di partiti minori sarebbero pronti ad unire le proprie forze a Westminster e mettere Theresa nelle condizioni di perdere, per la prima volta da quando è premier, il voto in Parlamento. Venerdì è intervenuta ai Comuni rifiutando l’impegno per un voto parlamentare sulla Brexit che assomiglierebbe più ad un diritto di veto che ad una consultazione nel senso proprio del termine.

Si sfidano due impostazioni: hard Brexit, lasciare anche il mercato comune, contro soft Brexit, in merito alla quale sono diversi gli approcci avanzati da più parti. I conservatori sono divisi, come prima del voto referendario: allora tra Remain e Leave, oggi tra soft e hard Brexit. Venerdì Politico ha svelato la lista dei membri del “gabinetto di guerra” di Theresa May per gestire l’uscita dall’Unione Europea: metà dei comitato è formato da euroscettici duri e puri. Giovedì sera, invece, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha messo in guardia la Gran Bretagna: l’unica alternativa ad una Brexit dura è niente Brexit, segno che l’UE sta pensare di giocare duro nei suoi negoziati con il Regno Unito.

Ma l’economia ed i mercati spaventano Downing Street. Sul Financial Times (articolo tradotto in italiano dal Sole24Ore) Martin Wolf, uno dei commentatori principali del quotidiano economico britannico, mercoledì scriveva: «I politici propongono, i mercati dispongono. La settimana passata è iniziata con una dichiarazione di Theresa May, primo ministro del Regno Unito, sui piani per la Brexit. I mercati dei cambi hanno risposto deprezzando il valore delle attività britanniche. Londra è determinata a «riprendere il controllo» del suo destino, ma sovranità formale non significa potere. Il governo britannico ha annunciato le sue intenzioni. La reazione degli altri [i mercati] ne determina i risultati». Wolf rivolge l’attenzione ai due discorsi di Theresa May durante la conferenza di partito della scorsa settimana che hanno fatto pensare ad una hard Brexit. Discorsi che hanno fatto precipitare la sterlina e spaventato i mercati. Dopo le aperture di venerdì il mercato valutario ha risposto con un rallentamento della caduta della moneta britannica. Secondo Wolf una hard Brexit è difficile ma non impossibile e confida nel voto parlamentare come freno a questa possibilità: slegarsi dall’UE accusandola di eccessive ingerenze nella sovranità britannica e poi rifiutare un voto parlamentare sarebbe, scrive Wolf, strano e contraddittorio.

Di un secondo referendum si è parlato diffusamente dopo il risultato che ha sorpreso il Regno Unito e l’Unione Europea. Non se ne parla più da mesi, anche perché sarebbe un’offesa all’elettorato britannico: come se i monarchici italiani avessero chiesto un nuovo referendum nel 1946 dopo la sconfitta contro il fronte per la repubblica perché i loro elettori non si erano recati alle urne in massa. La professoressa Marlene Wind dell’Università di Copenaghen, una convinta europeista che ho intervistato ad agosto per Libero, sostiene che, essendo la Brexit un “salto nel vuoto”, ci sarà un referendum dopo i negoziati che permetterà ai britannici di scegliere tra due accordi e non più tra l’Unione Europea ed l’ignoto-Brexit. Intanto, come ha sintetizzato Mario Sechi sulla sua newsletter quotidiana per Il Foglio, «i prezzi salgono, la sterlina cola a picco, Theresa May è nei guai e gli inglesi vanno a caccia di un passaporto irlandese. Sono già 37 mila quelli che hanno chiesto un nuovo documento per restare in Europa.»

CC BY-ND 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivatives 4.0 International License.

Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.