Accademici britannici, lasciate da parte i pregiudizi contro Brexit

Le università dovrebbero smettere di contestare Brexit e sfruttare le opportunità che essa offre, ha detto il presidente del Russell Group, una rete di ventiquattro prestigiose università britanniche tra cui gli istituti londinesi (London School of Economics, King’s College, Queen Mary, University College). Secondo Sir David Greenaway Brexit è «il catalizzatore di cui tutti abbiamo bisogno» e potrebbe dare alle università britanniche l’opportunità di guardare oltre e prosperare al di fuori dell’UE. Il presidente del gruppo ha scritto al Telegraph invitando il mondo accademico britannico a lasciar da parte i pregiudizi contro il voto per l’uscita del paese dall’Unione Europea e mettersi al lavoro affinché Brexit possa rappresentare un’opportunità. Un intervento liberale, quello di Greenaway, che ricorda i discorsi del premier Theresa May e del ministro degli Esteri Boris Johnson. Un intervento che sottolinea come sia ormai giunto il momento di capire che «Brexit non era un attacco contro il commercio o l’apertura, ma è stato un voto di fiducia in se stessi, nella capacità della Gran Bretagna di prosperare al di fuori dell’Unione Europea», come ha scritto Patrick Hannaford su The Federalist (qui la traduzione). Non è stata la vittoria dell’estrema destra (o alternative right, come si usa oggi), ma della destra liberal-conservatrice (per approfondimento leggete la mia intervista al direttore della campagna Vote Leave sul Foglio).

Greenaway inizia il suo intervento parlando della comunità accademica e riflettendo sul 90% degli studiosi e docenti che ha votato Remain. Pensare che il margine di vittoria del Leave è stato del 4% che riflettere Greenaway, che è anche vice-rettore dell’Università di Nottingham: «Perché suggerisce o che il mondo accademico conosce cose che l’elettorato non sa o che siamo irrimediabilmente fuori dal mondo». La sua università è d’esempio: si potrebbe pensare che siano una realtà minore ma «siamo la nona città nella quinta economia del mondo. La Nottingham University ha partnership con Rolls Royce, Boots e GSK e siamo stati la prima università straniera a creare un campus in Cina». Greenaway si dice «entusiasta» di ritrovare quel senso di libertà che da una tenuta di Glasgow l’ha portato ad essere vice-rettore di un’università così prestigiosa. «Brexit potrebbe essere il catalizzatore che abbiamo tutti bisogno», scrive. La risposta del suo ateneo dev’essere la spinta a diventare più globali, più rivolti verso l’esterno.

Le attività delle università britanniche dopo il referendum dello scorso 23 giugno sembrano andare nella direzione auspicata da Greenaway. L’Università di Buckingham è pronta ad aprire un nuovo campus a Budapest o Sarajevo, dove il college ha già rapporti commerciali. E ci sono diverse testimonianze circa l’interesse del Regno Unito verso Finlandia, Cina e Repubblica d’Irlanda come nuove opzioni per il mondo accademico britanniche alla ricerca di nuove e maggiori opportunità dopo Brexit.

Ecco un estratto del discorso di Boris Johnson sulle università britanniche: .

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.