Heathrow, una pista che cambia tutto: politica, economia e ambiente. Forse.

Martedì Theresa May ha reso nota la decisione del governo circa l’espansione di uno degli aeroporti della capitale. Un annuncio che avrà pesanti ripercussioni nel dibattito britannico per gli interessi politici, economici ed ambientali che ruotano attorno alla scelta del primo ministro. Inizia così la guerra di Heathrow: dando ascolto ad una commissione di esperti al lavoro da tre anni, Downing street ha stabilito che ad allargarsi sarà l’aeroporto di Heathrow (il più vicino alla cuore della City ed il più importante del paese, d’Europa e anche del mondo), grazie ad una nuova pista (la terza). A soccombere – almeno per ora – è l’aeroporto rivale di Gatwick.

L’annuncio ha spaccato il governo e unito gli ultimi sindaci di Londra ed un ex aspirante tale. L’ex primo cittadino conservatore Boris Johnson, ora al Foreign Office, il suo successore laburista Sadiq Khan e lo sfidante conservatore di quest’ultimo Zac Goldsmith hanno attaccato la scelta del governo: di «decisione sbagliata» con un impatto «devastante» per l’ambiente ha parlato Khan, mentre Johnson ha definito la proposta «irrealizzabile» salvo voler far diventare Londra la «città degli aerei». Goldsmith ha parlato di una «catastrofe» e si è dimesso da parlamentare del seggio di Richmond Park, non lontano dalla pista di atterraggio e decollo di Heathrow. Si ricandiderà da indipendente (vuole prendere le distanze dai conservatori al governo che hanno preso la decisione sugli aeroporti) e punta tutto su una carta: stop a Heathrow per evitare altro rumore ed inquinamento ai suoi elettori. Può farcela: con lui ci sono sia il Partito conservatore che lo Ukip. Ad affrontarlo ci sono i liberaldemocratici che schierano la semi-sconosciuta Sarah Olney e sperano di trasformare il voto in una mozione sulla Brexit. Anche loro si oppongono alla terza pista ma, a differenza di Goldsmith, erano per il Remain. in un’area che ha votato massicciamente per la permanenza. Si voterà il primo dicembre e i sondaggi danno a Goldsmith un vantaggio di 27 punti percentuali (56% a 29%).

La terza pista, lunga 3,5 chilometri, costerà 17 miliardi e mezzo di sterline per 77 mila nuovi posti di lavoro ed un surplus economico stimato fra i 65 e i 130 miliardi. Ma per fare spazio alla pista verrano demolite almeno 800 abitazioni nell’area circostante (il governo le acquisterà ad un prezzo di mercato maggiorata del 25% per pagare i danni agli espropriati). Ecco un grafico di Bloomberg che mette a confronto le tre possibilità di espansione degli aeroporti di Londra.

Nonostante i dubbi della politica, degli ambientalisti che hanno già annunciato azioni legali, secondo Tony Travers, docente di  politica alla London School of Economics, la pista si farà al 70-75%. «La realizzazione del progetto non è mai stata così probabile», ha detto Travers durante un’intervista, «il che non equivale a dire che verrà realizzato. A cambiare di molto le cose sono state Brexit e la necessità di mandare un segnale che possa essere capito dal resto del mondo. Questo progetto lo è: mostra che il Regno Unito funziona, e che Londra funziona». Perché, come afferma il primo ministro May, «potenziare Heathrow è un modo di dimostrare che la Gran Bretagna continuerà a crescere e avrà successo anche dopo Brexit».

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.