L’estate che ha spazzato via il blairismo

  • 24 giugno 2016. Il risultato del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione Europea è ufficiale: ha vinto il Leave, si esce.
  • 6 luglio 2016. Viene pubblicato il rapporto Chilcot, frutto del lavoro della commissione d’inchiesta sulla partecipazione britannica all’operazione che portò alla caduta di Saddam Hussein. Un rapporto inutile. Come ha scritto Julie Lenarz dello Human Security Center: le posizioni ideologiche ormai saldissime ed il famoso “senno del poi” hanno reso impossibile una discussione seria.
  • 24 settembre 2016. Dopo – e nonostante – i gravi errori durante la campagna referendaria, un golpe interno, i sondaggi che condannavano il partito ad oltre 10 punti di distacco dai conservatori, il fenomeno dell’antisemitismo dilagante tra i suoi,  il socialista Jeremy Corbyn viene riconfermato alla guida del Labour.

Prima l’europeismo,  poi l’internazionalismo interventista, infine il centrismo: in quattro mesi sono crollati, attacchi come le colonne di Palmira dai miliziani dell’Isis, i pilastri del blairismo. Le milizie del populismo anti-europeista, del pacifismo con il “senno del poi”, dell’estremismo politico hanno ucciso il New Labour, che per 13 anni ha guidato il paese (1997-2007 con Tony Blair al numero 10 di Downing Street, 2007-2010 con Gordon Brown al suo posto).

Dopo settimane in cui si parlava di un suo ritorno, Tony Blair è ricomparso. Sulle pagine del settimanale europeista The New European, l’ex premier laburista ha chiesto un secondo referendum: «dobbiamo mobilitarci ed organizzarci, altrimenti ci troveremo di fronte al più grande pericolo di tutti i tempi». Secca replica del premier May: non se ne parla, grazie lo stesso. Ma ciò che rimane sono il messaggio e lo spirito dell’ex leader laburista, emblema assieme a Bill Clinton della Terza Via, ossia dello smarrimento della sinistra dalla sinistra, riconoscendo i valori del mercato e del liberalismo, pur senza dimenticare l’approccio sociale. Valori ed approccio che ad oggi non hanno rappresentanza nel Regno Unito: il Labour vive la sua nuova deriva a sinistra mentre il liberal-democratici soffrono per ragioni interne. C’è un 48%, quello che ha votato per il Remain, che attende il ritorno di Tony.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.