Donald Trump e Brexit: così diversi, così uguali

Trump come Brexit è una tema che avevo già affrontato qualche tempo fa traducendo un articolo firmato da Patrick Hannaford su The Federalist. Tra i due fenomeni ci sono differenze: Trump è protezionismo ed isolazionismo, la Brexit – o meglio il Vote Leave che ha vinto – ha un messaggio di apertura al mondo, libertà dai vincoli e non di chiusura. Anche perché, come mi ha spiegato il CEO di Vote Leave Matthew Elliott, un messaggio nazionalista e protezionista non avrebbe preso più del 35% dei consensi.

Ma Lord Ashcroft, sondaggista e politico britannico che in questo periodo si sta dedicando al fenomeno d’oltreoceano,  ha scritto sul Time tre punti che secondo lui evidenziano una somiglianza tra Trump e la Brexit.

  1. Si tratta di due fenomeni che sfruttano il desiderio di cambiamento e di protesta verso l’establishment e lo status quo.
  2. Sono elezioni quelle americane, così come il referendum britannico, giocate sull’avversario al “rischio” da parte degli elettori. Nel caso di Brexit non vi erano e non vi è ancora una grossa certezza del futuro e nel caso americano sono – siamo – tutti d’accordo che “si vota il meno peggio”.
  3. La classe politica ed i media non hanno capito chi stava con Brexit così come chi ora sta con Trump.

Non mancano le differenze comunque come il fatto che Brexit fosse traversale rispetto ai partiti britannici, mentre lo scontro Trump/Clinton non ha causato grossi spostamenti di democratici verso i repubblicani o viceversa. Ma Brexit e Trump fanno parte di un fenomeno che avrà ripercussioni anche nell’Europa continentale del 2017 chiamata alle urne (Francia, Germania, Olanda). E quelli che la Clinton ha definito “miserabili” che votano Trump sono spesso gli stessi che hanno scelto il Leave. “Infine – sottolinea Ashcroft -, una lezione finale dall’esperienza britannica: non sapremo il risultato finché i voti non verranno conteggiati”.

Sullo stesso tema consiglio la lettura di Tra Brexit e Trump, così la “right nation” è diventata la nazione arrabbiata (e nostalgica) a firma di Paola Peduzzi sul Foglio di oggi.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.