Breitbart, il sito dell’alt-right dagli USA al Regno Unito

Riprendo qualche ampio stralcio di un mio pezzo pubblicato su Libero qualche giorno fa, che trovate integralmente qui.

Cattivo, cattivissimo. Scorretto, scorrettissimo. Il sito di notizie Breitbart News è entrato prepotentemente nella campagna elettorale del presidente statunitense eletto Donald Trump con la nomina del direttore Stephen Bannon a capo dell’organizzazione della corsa del magnate biondo verso la Casa Bianca. Lo stesso Bannon, che definisce il sito come la «piattaforma dell’alt-right» è uno dei primi due nomi della prossima amministrazione di Washington. Trump ha infatti annunciato che sarà chief strategist e consigliere sulla politica nazionale ed estera il manager della sua campagna elettorale, l’uomo che sogna l’avvento di un movimento globale della destra radicale.

Bannon ha guidato per 4 anni Breitbart News, dopo la morte del fondatore Andrew Breitbart. Sotto la sua direzione il sito di informazione, già molto vicino ai conservatori, si è spostato sulle posizioni dell’alternative right con tratti suprematisti e antisemiti, senza disdegnare voci complottiste, diventando il più stretto e fidato alleato mediatico di The Donald. Il suo bersaglio preferito è sempre stato l’establishment, democratico e repubblicano. La battaglia più aspra l’ha combattuta contro la candidata democratica Hillary Clinton. Il think tank Government Accountability Institute, che egli guida, ha pubblicato «Clinton Cash», un libro che racconta le vicissitudini economiche della famiglia Clinton, divenuto in poco tempo il testo di maggior successo del pensatoio e una pietra miliare della campagna mediatica contro la sfidante di Trump.

Come ha scritto il New York Times, nell’ultimo anno ha raddoppiato i suoi contatti da Facebook e durante la notte delle elezioni ha ricevuto il quarto numero più alto di interazioni di utenti sull’intera piattaforma ideata da Mark Zuckerberg superando Fox News, Cnn e lo stesso New York Times. Il sito è presente in quattro edizioni regionali: Texas, California, Gerusalemme e Londra. Quest’ultima è guidata da Raheem Kassam, braccio destro del leader dello Ukip Nigel Farage. E proprio la rete Bannon-Kassam ha fatto sì che il primo politico a incontrare The Donald dopo la sua vittoria, definita da lui stessa una «Brexit più più più» fosse Farage, uno dei vincitori della Brexit.

Ripetiamo i passi fondamentali e di maggior interesse per lo scenario britannico.

  • Bannon è «l’uomo che sogna l’avvento di un movimento globale della destra radicale»;
  • Breitbart News «è presente in quattro edizioni regionali: Texas, California, Gerusalemme e Londra. Quest’ultima è guidata da Raheem Kassam, braccio destro del leader dello Ukip Nigel Farage»;
  • «la rete Bannon-Kassam ha fatto sì che il primo politico a incontrare The Donald dopo la sua vittoria, definita da lui stessa una «Brexit più più più» fosse Farage, uno dei vincitori della Brexit».
Mentre Breitbart punta ad espandersi con la Francia nel mirino, a Londra, di rientro da New York con tappa al quartier generale del presidente eletto Trump, Kassam si è prodigato in una difesa di Bannon, finito bersaglio dei media americani e non solo: Stephen è l’uomo che è volata a Londra per assumere me, un «brown guy» di origini musulmane.

Peccato che l’interlocutore di Trump non sia Farage, ritornato alla guida dello Ukip in attesa di un nuovo leadership che non si ritiri dopo meno di un mese come accaduto qualche settimana fa. Donald deve parlare che Theresa May e non è la stessa cosa. Trump e Farage, infatti, condividono l’idea che alla globalizzazione si debba rispondere con una chiusura su stessi. Al contrario, secondo May, come scrive Paola Peduzzi sul Foglio, «liberalismo e globalizzazione continueranno a garantire il futuro migliore per il mondo, ma dobbiamo gestire le conseguenze svantaggiose di queste due forze, per far sì che poi i benefici funzionino per tutti». Ecco la sintesi del primo discorso pubblico del premier britannico dopo la vittoria negli Usa di Donald Trump. May, come ogni leader politico contemporaneo, ha la necessità di «coniugare una vocazione globale di lungo corso con la ribellione dei “dimenticati” nei confronti dell’establishment».

Che cosa ci rimane di Breitbart UK? Per ora poco, o nulla. Almeno fino a che Brexit non entrerà nel vivo e May non commetterà passi falsi, tradendo o snobbando i “dimenticati”.
Come ha scritto sul Foglio James Frayne, direttore di Public First e columnist di ConservativeHome, «se la Gran Bretagna lascerà velocemente l’Ue e l’immigrazione rallenterà, l’Ukip perderà gran parte della sua forza attrattiva. Questo vale soprattutto se il governo si impegnerà a ridurre limmigrazione da paesi extra europei. Se non lo dovesse fare, l’Ukip potrebbe diventare una formidabile forza politica che riesce a conquistare regolarmente il 20 per cento del voto nazionale. L’incompetenza dell’Ukip come partito non conta – la gente sarà felice di votarlo per protesta». Per lo Ukip e per Breitbart UK potrebbe valere lo stesso discorso.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.