Paul Nuttall è il nuovo leader dello Ukip. Due considerazioni, due.

Dopo l’addio di Nigel Farage conquistata la Brexit, la leadership fugace di Diane James durata meno di tre settimane e la scazzottata tra due europarlamentari in quel di Strasburgo (qui un breve riassunto), il Partito per l’indipendenza del Regno Unito ha un nuovo leader, l’eurodeputato Paul Nuttall, eletto col 62% dei voti. Che non vi sfugga il nome del partito, ormai superato dopo la vittoria del Leave nelle urne dello scorso 23 giugno (qui un mio pezzo per Pagina99).

Chi è Nuttall? 39 anni, cattolico anti-abortista ed anti-gender, favorevole al divieto di burqa e all’utilizzo di sistemi di video-sorveglianza, sostenitore della privatizzazione del servizio sanitario nazionale. Nel suo victory speech ha promesso di unire il partito e sottrarre spazio al Partito laburista di Corbyn. Lui è originario del nord-ovest dell’Inghilterra, un feudo laburista in cui lo Ukip ha sottratto migliaia di voti nelle recenti elezioni del 2015. Nuttall ha dichiarato: «Saremo la voce patriottica dei lavoratori».

Due brevissime considerazioni.

  1. Tutti puntano ai lavoratori/1. Lo Ukip di Nuttall vuole esserne la voce patriottica; i conservatori di Theresa May vogliono parlare ai  “dimenticati”, agli sconfitti della globalizzazione; i laburisti di Jeremy Corbyn cantano contro la globalizzazione ogni giorno e propongono ricette socialiste a go-go. Osservazione: la working class britannica rappresenta il 14% della popolazione. C’è un mondo là fuori…
  2. Tutti puntano ai lavoratori/2. Nessuno parlano al ceto medio che magari è un po’ europeista. I conservatori devono guidare la Brexit nonostante le divisioni interne; lo Ukip ne è stato sostenitore e fautore; il Labour, storicamente europeista, è condizionato dal leader, storicamente anti-europeista, Corbyn. Perché escludere un nuovo centro, una nuova Terza Via?

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.