La rivolta di Natale

Il Mail on Sunday racconta la fuga del leader laburista Jeremy Corbyn da un karaoke party di partito durante il quale alcuni suoi deputati hanno intonato l’inno delle elezioni del 1997 vinte da Tony Blair e cori «vogliamo Tony». Come se non bastasse i parlamentari hanno cantato anche “Back In The USSR” dei Beatles (un attacco per la linea morbida contro i bombardamenti russi ad Aleppo, in Siria) e “Like A Virgin” di Madonna, rievocando il Traingate di quest’estate che ridicolizzò il leader. Tutto, racconta il Mail on Sunday, condiviso sul gruppo anti-Corbyn su WhatsApp di cui farebbero parte diversi deputati laburisti.

Così, martedì, in uno dei luoghi di ritrovo preferiti dal leader (il Westminster Kitchen bar and grill), Corbyn ha riunito circa 60 parlamentari laburisti sperando di ritrovare l’armonia nel partito. Ma la festa è finita in un karaoke con fuga. Ma questa rivelazione è solo l’ultima parte di quella che il tabloid definisce la rivolta di Natale contro il leader del Labour dopo che in settimana

  • Lord Brooke of Alverthorpe, ex sindacalista, ha suggerito a Corbyn di seguire l’esempio dell’impopolare presidente francese Francois Hollande e dimettersi;
  • durante una riunione del governo ombra Corbyn ha ammesso che era più semplice nominare i presenti piuttosto che cercare gli assenti;
  • un deputato laburista, Neil Coyle, ha invitato cartoline natalizie in cui era palese il suo disprezzo per Corbyn.

Ma non ci sono solo le proteste, la rivolta e la sempre incombente ombra di Tony Blair. Martedì sera, il mal di testa del leader si è acutizzato con un conto da 3 mila sterline e le proteste degli altri clienti del ristorante.

CC BY-ND 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivatives 4.0 International License.

Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.