Theresa balla da sola sul lento della Brexit

Mentre la Gran Bretagna esce dall’Unione Europea ma il termine Brexit entra nell’Oxford English Dictionary, il premier Theresa May rimane isolata e disorientata al Consiglio europeo. Giovedì, infatti, si è tenuto il vertice dei leader dei 28 (dopo la Brexit saranno 27 e diversi tavoli sono ormai già a 27) stati membri dell’Unione Europea. Che cosa è successo? Come scrive Mario Sechi nella sua newsletter per il Foglio, «Quasi niente, come previsto. Altri sei mesi di sanzioni alla Russia (paghiamo noi), zero risultati sulla Brexit (venti minuti di chiacchiere durante la cena), un patto di collaborazione economica con l’Ucraina (robetta), niente soluzione per l’immigrazione e il diritto d’asilo, i soliti problemi di Atene con le riforme e i soldi degli altri (leggere alla voce bail-out) e l’ombra della crisi finanziaria italiana ancora senza una soluzione. La Siria? Blackout. Viene in mente la famosa frase di Karl Marx in versione reloaded: uno spettro s’aggira per l’Europa, le elezioni».

Dicevamo del lento ballato da una Theresa sola… Eccolo, ignorata da tutti, spaesata. Tutti contro la Gran Bretagna dopo il voto dello scorso 23 giugno per la Brexit. Come a dire, iniziate ad abituarvi ad essere isolati. Ma ci sono novità sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Secondo alcune rilevazioni del Telegraph, Michel Barnier, il capo negoziatore della Commissione europea per la questione, avrebbe detto ad amici e colleghi stretti che un accordo commerciale post-Brexit potrebbe arrivare in tempi più rapido rispetti a quello UE-Canada (CETA), discusso da sette anni ed ora in attesa di ratifica. Barnier ha aggiunto che un accordo politico tra il Regno Unito e Unione europea potrebbe essere risolto entro due anni come previsto dall’ormai famosa articolo 50 che regola l’uscita di un paese dal blocco. Conto per la Gran Bretagna? 50 miliardi di sterline. Risposta di Theresa? Non se ne parla.

I funzionari europei stanno lavorando, secondo alcune indiscrezioni, ad un modello in tre fasi per l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea: recesso, transizione con un possibile accordo di transizione di durata limitata e poi un «nuovo rapporto». La fase di transizione includerebbe alcune «clausole di decadenza» per garantire che la Gran Bretagna non mantenga i vantaggi dell’adesione a tempo indeterminato. Si attende la lettera del primo ministro Theresa May per l’attivazione dell’articolo 50, prevista per la fine del mese di marzo, per capire i dettagli del «nuovo rapporto». Quindi, che Brexit sarà? May non si sbilancia e parla solamente di Brexit «rossa, bianca e blu», una Brexit che protegga il suo paese.

Ci sono diversi ostacoli alla corsa verso le praterie extra-europee. I due anni di negoziato successivi all’attivazione dell’articolo 50 potrebbero infatti non essere sufficienti per concludere un accordo commerciale tra Londra e l’Unione europea. Addirittura, potrebbero volerci dieci anni e, anche in questo caso, non è scontato che si possa trovare un punto d’incontro tra il Regno Unito e ciascuno dei 27 Stati membri della Ue. A tracciare questo fosco scenario post Brexit, riporta la BBC, è stato l’amabasciatore britannico presso la UE, Sir Ivan Rogers, in una riunione riservata con i ministri del governo di Theresa May. Che cosa potrebbe accadere nel frattempo? Come scrive VICE News, le corti del paese potrebbe ritardare l’uscita esprimendosi sulla legittimità di un voto parlamentare, i parlamentari potrebbero opporsi alla Brexit obbligando il governo a pubblicare i dettagli per l’uscita in anticipo, l’articolo 50 non è mai stato testata prima e ciò potrebbe causare intoppi, gli altri paesi hanno interesse specifici sul tema e la Scozia minaccia l’unione della Gran Bretagna.

Ipotizziamo un futuro post-Brexit, che mondo ci troveremo davanti? Giocando con i se e con i ma possiamo ipotizzare un mondo di accordi bilaterali e di lenta disgregazione degli accordi e delle comunità tra più paesi. Il presidente statunitense eletto Donald Trump sembra abbia scelto il capo del Consiglio dei consulenti economici: è l’analista economico Larry Kudlow, in passato consigliere di Reagan, secondo il Detroit News. Che cosa pensa questo Kudlow? «Una delle cose che succederà, penso molto presto, è che il presidente eletto vorrà negoziare un accordo di libero scambio con la Gran Bretagna», ha detto in settimana sottolineando come in un incontro Trump abbia elogiato il risultato del referendum britannico e fatto capire di sostenere i patti commerciali bilaterali. Dalla Casa Bianca di Trump un aiuto a Theresa May, sempre più sola ed isolata nell’UE?

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.