Theresa May annuncia la sua Shared Society

Il primo ministro britannico Theresa May ha scritto al Sunday Times per raccontare il suo approccio alla lotta contro le ingiustizie che minano la solidarietà della società nel paese. E così, dopo la Big Society del predecessore David Cameron, ecco la Shared Society di Theresa May, che punta sulle comunità che condividono i valori tradizionali britannici in nome della solidarietà, per far fronte alle divisioni interne del paese e tenerlo unito nella Brexit con un intervento della mano dello stato più pesante di quanto mai visto prima per un governo conservatore.

Su Theresa May aleggia sempre la solita domanda, quella delll’Economist che titolando «Maybe» si chiede, in soldoni: che si fa? I silenzi del primo ministro fanno pensare ad un’incertezza crescente nelle stanze di Downing Street sulla Brexit. E la Shared Society ha fatto chiedere a molti commentatori: belle parole, ma come si fa?

L’intervento è disponibile integralmente sul sito del governo britannico, qui di seguito trovate ampi stralci tradotti in italiano.

Quando il popolo britannico ha votato al referendum del giugno scorso, non ha semplicemente votato per uscire dall’Unione Europea; ha votato per cambiare il modo in cui funziona il nostro paese – e le persone per le quali funziona – per sempre. È stata una rivoluzione silenziosa da parte di coloro che sentono che il sistema è stato per troppo tempo a loro contrario – e un’indicazione a questo governo di cogliere l’occasione per costruire una Gran Bretagna più forte, più giusta, che funzioni per tutti, non solo per pochi privilegiati.

La missione inizia affrontando alcune delle ingiustizie cocenti che minano la solidarietà della nostra società. Come ho detto nel mio primo giorno a Downing Street, è vitale che affrontiamo, per esempio, l’aspettativa di vita più breve chi nasce povero, il trattamento più duro che subiscono i neri nel nostro sistema penale, le minori probabilità dei figli della classe operaia bianca di andare all’università, e […] lo spregevole stigma e l’inadeguato aiuto alle persone affette da disabilità mentali.

Ma la nostra missione di costruire una Gran Bretagna più forte, più giusta va oltre. Infatti, mentre le ingiustizie evidenti spesso ricevono molta attenzione – dopo tutto, i politici hanno parlato il linguaggio della giustizia sociale e della mobilità sociale per anni – le ingiustizie quotidiane che subiscono le famiglie della classe operaia ordinaria vengono troppo spesso trascurate.

[…] Il superamento di queste divisioni e tenere il nostro paese unito sono le sfide centrali del nostro tempo.

Ciò significa costruire la società condivisa. Una società che non si limiti a valorizzare i nostri diritti individuali, ma si concentri maggiormente sulle responsabilità che abbiamo gli uni verso gli altri; una società che rispetti i vincoli di famiglia, comunità, cittadinanza e istituzioni forti che noi condividiamo come unione di popoli e nazioni; una società con al centro un impegno per l’equità.

[…]

Perché è solo essendo un governo che funziona per tutti che possiamo affrontare ingiustizie ed iniquità che minacciano di dividerci, coltivare un nuovo senso di solidarietà e cittadinanza in Gran Bretagna, e mostrare a tutti coloro che hanno votato con tanta speranza lo scorso anno – molti di questo hanno votato per la prima volta dopo anni, e altri per la prima volta – che la politica mainstream e centre-ground è in grado di fornire il cambiamento di cui hanno bisogno.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.