Corbyn schiera il Labour a difesa della Brexit

Come racconta il Guardian, il leader del Partito Laburista Jeremy Corbyn utilizzerà il suo primo discorso del 2017 per sostenere le opportunità per la Gran Bretagna di prosperare al di fuori dell’UE ed insisterà sul fatto che il suo partito non ha obiezioni di principio sui limiti alla libera circolazione dei lavoratori europei nel Regno Unito. Parlerà anche dell’NHS, la sanità britannica, e indicherà come priorità del Labour nei negoziati con l’UE la permanenza nel mercato unico europeo pur sostenendo la necessità di gestire i fenomeni dell’immigrazione.

Corbyn, al centro degli attacchi della parte europeista e nostalgici dei tempi blairiani per via della sua scarsa partecipazione alla causa Remain durante la campagna referendaria, palerà a Peterborough, città che fortemente votato a favore della Brexit e a cui il Labour punta forte per via del ristretto vantaggio dei conservatori. Il leader del primo partito d’opposizione a Westminster attaccherà il primo ministro May accusandola di non avere alcun piano per la Brexit e dirà che il Labour non darà al governo un free-pass sui negoziati. In sintesi: bene la Brexit, ma anche noi vogliamo decidere sui termini dell’uscita.

Dopo il discorso di oggi seguiranno alcune apparizioni mediatiche già programmate che saranno utili a sperimentare la nuova retorica anti-establishment progettata dai suoi consulenti per diffondere l’immagine di Corbyn come il populista di sinistra nella speranza di fermare l’emorragia elettorale ed invertire la disastrosa rotta attuale. Corbyn ha infatti dato il via libera a un piano per adottare uno stile trumpiano sui social, come suggeritogli dal suo cerchio interno. Secondo quanto riportato da Politico, il leader laburista ha dato il suo via libera ad uno stile più aggressivo contro le reti televisive ed i giornali tradizionali, proprio come fatto dal presidente eletto degli Stati Uniti in campagna elettorale e dopo la conquista della Casa Bianca.

Entro fine mese si voterà a Copeland per le by-election di Copeland, nella contea della Cumbria, roccaforte laburista nel nord-ovest dell’Inghilterra. Il seggio è stato lasciato vacante a dicembre scorso da Jamie Reed, grande avversario di Corbyn. Reed è passato a guidare l’area Development and Community Relations della Sellafield Ltd, azienda del governo britannico che si occupa di energia nucleare. E proprio sul nucleare le frizioni tra Reed e Corbyn hanno portato il parlamentare dimissionario a lasciare il suo ruolo da ministro all’Energia nel governo ombra di Corbyn, per via dell’incompatibilità con un leader che si oppone al nucleare. A giugno in quel di Copeland ha vinto il Leave con un margine del 62%; i Tories nel 2015 candidavano Stephen Haraldsen e sono riusciti ad avvicinare il Labour arrivando ad appena 2.564 voti dal vincitore Reed. La situazione per il Labour è critica: non si trova un candidato e secondo l’Huffington Post il partito sarebbe punto a rinviare di alcuni mesi le elezioni. Intanto, il leader Corbyn tenta la carta del populismo anche per provare a tenere Copeland: una vittoria dei tories rappresenterebbe la prima conquista da parte di un governo in carica in occasione di una elezione suppletiva dal 1982.

Con il populista di sinistra in avanzamento tra sostegno alla Brexit e tacito consenso ai limiti all’immigrazione rimane una domanda: chi difende il 48% che ha votato Remain?

Aggiornamento: Corbyn ha proposta l’introdurre per legge di un tetto ai redditi per ridurre le diseguaglianze sociali ed economiche presenti nel Paese. Ogni cittadino, secondo l’idea del leader laburista, non potrebbe guadagnare più di una certa somma stabilita per legge, pari a circa 150.000 euro annui. Corbyn ha inoltre ha annunciato che quando sarà al governo sarà sua priorità introdurre un salario minimo di 10 sterline l’ora.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.