Theresa, il premier tory più a sinistra degli ultimi 40 anni?

Jenni Russell, editorialista del quotidiano britannico conservatore Times e ritenuta vicina all’ex premier David Cameron, racconta sul giornale di un “joke” ironico che va molto di moda negli ultimi tempi tra alcuni parlamentari del Partito Conservatore: Theresa May è il nuovo Ed Miliband, il candidato premier del Partito Laburista alle elezioni del 2015, il più socialista dei due fratelli-coltelli (l’altro, David, era più liberale). Scrive Russell che la somiglianza tra i due non è dovuta alla mancanza popolarità del primo ministro (anzi, lei vive una luna di miele con gli elettori) bensì al fatto che gran parte della sua retorica degli “ultimi” e dei “dimenticati” è molto simile a quella del laburista. La differenza però è il trattamento ricevuto: quando Miliband parlò di un paese diseguale che funziona solo per pochi privilegiati i conservatori e la stampa di destra l’hanno attaccato duramente. Lo stesso non si può dire, né da destra né da sinistra, circa il trattamento ricevuto dalla May.

Conciliare il programma interno con la necessità di essere competitivi a livello globale, scrive James Forsyth sul settimanale conservatore Spectator. May si è iscritta al Partito Conservatore prima dell’era di Margaret Thatcher e «per molti versi lei rappresenta un ponte con l’epoca pre-Thatcher», evidenzia Forsyth invitando ad abbandonare definitivamente il paragona tra le due donne.

Dal quando il thatcherismo ha assunto la guida del partito, molti Tories hanno guardato agli Stati Uniti come ispirazione intellettuale. Ma lo stile di May è più vicino ai cristiano-democratici continentali. Il suo ultimo discorso durante la conferenza è stata descritto da un Tory che la conosce sin dai tempi di Oxford come «il più democristiano mai sentito da un leader conservatore».

Anche la sua Shared Society è in netto contrasto con la dottrina Thatcher. Ma anche con l’ideale della Big Society di Cameron: l’ex premier, ispirando la sua azione agli scritti di Edmund Burke, diceva «Big Society, not big state», puntando al coinvolgimento della società civile e del terzo settore per curare gli errori del libero mercato. Continua Forsyth, «May pensa che la sua visione è più compatibile con uno stato attivo. A differenza di molti conservatori, lei non parla di small-government come di una buona cosa». Al contrario, lei insiste sulla necessità dello stato di intervenire affinché la società “funzioni per tutti”.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.