Direzione Hard Brexit, verso i tre “no” di Theresa

Dopo mesi di attesa (sintomo, secondo alcuni commentatori, di indecisione ed incertezza), questa mattina il premier britannico Theresa May svelerà finalmente le sue carte e annuncerà la sua ricetta per la Brexit per difendere, sostenere e trasformare in realtà il voto dello scorso 23 giugno, quando quasi il 52% degli elettori britannici votò Leave, per uscire dall’Unione Europea.

Io sarò ospite questo pomeriggio alle 14.40 circa di TgEconomy, il nuovo programma di Alan Patarga su TgCom24 (canale 51 del digitale terrestre, 509 di Sky e qui per la diretta web), per commentare l’atteso annuncio.

Intanto proviamo a fare il punto. Molto si è detto delle modalità del primo addio di uno stato membro dell’Unione Europea. Brexit morbida o dura, in base alla permanenza nel mercato unico e nell’unione doganale? Poi Theresa May, per non sbilanciarsi, ha parlato di Brexit «rossa, bianca e blu» come i colori della bandiera britannica, la Union Jack: un’uscita che faccia il bene del paese. Ora si parla di una «clean Brexit», un’uscita cioè pulita, netta. Molto si è anche parlato di modelli a cui ispirarsi per abbandonare l’Unione Europea (su BusinessInsiderUK). Ma questa mattina il Telegraph racconta in esclusiva i dodici obiettivi del programma di May per l’uscita e cita un passaggio del discorso del premier in cui dirà che il Regno Unito non cercherà di «adottare un modello già in vigore per altri paesi». May proporrà «una partnership nuova e eguale tra una Global Britain indipendente ed autonoma ed i suoi amici ed alleati nell’Unione Europea».

Sarà così la vittoria dei sostenitori della Hard Brexit, di coloro che vogliono troncare ogni rapporto con l’Unione Europea, passando da membership ad eventuale partnership. Sarà la vittoria di Vote Leave, la campagna ufficiale per la Brexit, che durante la battaglia referendaria promuoveva la causa del divorzio con lo slogan «Vote Leave, Take Control», vota per l’uscita e riprendi il controllo (del paese, dei confini, dell’economia, della giustizia…).

Ecco ciò che già sappiamo.

Rievocando i celebri tre “no” all’Europa pronunciati il 30 ottobre 1990 da Margaret Thatcher, la prima donna a varcare la soglia del numero 10 di Downing Street in qualità di primo ministro britannico, Theresa May ripeterà i suoi tre “no” (sulle differenze tra Thatcher e May perché non leggere questo post?).

  • No alla Corte di giustizia dell’Unione Europea. Nessuna legge né sentenza comunitaria dovrà e potrà influenzare le leggi e la giustizia britannica, mettendo fine alla supremazia della Corte UE sul diritto del Regno Unito.
  • No al mercato unito. Il Regno Unito si libererà dagli accordi commerciali stipulati dall’Unione Europea, al suo intero e verso l’esterno; sarà così libero di negoziare accordi con i singoli paesi del mondo o con i diversi blocchi commerciali.
  • No all’unione doganale. Il Regno Unito tornerà in controllo dei suoi confini e, di conseguenza, dei flussi migratori provenienti dal continente.

Come uscire.

La ricetta di Theresa May per risollevare l’economia e la società del Regno Unito si chiama Shared Society e prevede il riconoscimento di alcuni errori del libero mercato e della necessità di un intervento statale affinché la società, come suol ripetere, «funzioni per tutti». Ne ho parlato quiqui.

Ciò che non sappiamo.

Quanto sarà forte la Gran Bretagna a Bruxelles. Difficile prevedere come si comporterà l’Unione Europea a 27 stati con il primo paese che dice addio alla compagnia: se Bruxelles vorrà usare il pugno duro potrebbe correre il rischio di rafforzare i sentimenti anti-UE che accusano il Leviatano europeo di strapotere; se al contrario dovesse essere più morbida il pericolo diventerebbe quello di alimentare i tanti sogni di uscita che ribollono sulla terraferma.

C’è un fattore che potrebbe giocare a favore della Gran Bretagna ed è la carta Trump: il presidente statunitense è già pronto ad un accordo commerciale tra i due paesi, desideroso di dare nuova linfa vitale all’Anglosfera.

I tempi dell’uscita.

  • Gennaio 2017: la Corte suprema deciderà se il governo ha il potere (la royal prerogative) per attivare l’articolo 50 del Trattato di Lisbona che regola l’uscita di uno stato membro dell’Unione Europea. In caso contrario la palla passerà a Westminster per un voto parlamentare.
  • 31 marzo 2017: la scadenza che Theresa May ha fissato per attivare l’articolo 50 notificando al Consiglio europeo l’intenzione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea.
  • 30 settembre 2018: data entro la quale il capo negoziatore Brexit per l’Unione Europea, Michel Barnier, vuole concludere i negoziati per l’uscita della Gran Bretagna.
  • 31 marzo 2019: data entro la quale Theresa May vuole concludere i negoziati.
  • maggio 2019 (?): la Gran Bretagna esce formalmente dall’Unione Europea, a seguito della ratifica della Brexit da parte di tutti gli altri Stati membri.

Questo articolo è stato pubblicato per l’edizione straordinaria della newsletter “Fumo di Londra” di martedì 17 gennaio 2017. Ci si può iscrivere qui.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.