La visione che manca alla sinistra britannica

Il Labour è in difficoltà: la sinistra britannica non sa come affrontare la Brexit, il leader è sempre più criticata dai suoi e manca una linea politica condivisa e credibile.

Partiamo dai sondaggi più recenti. YouGov ha pubblicato i risultati di un’indagine svolta tra il 5 ed il 6 di febbraio con le intenzioni di voto degli elettori britannici.

Un’analisi con risultati simile l’ha condotta ComRes secondo cui i conservatori, trainati di un leader molto apprezzato, anche più di David Beckham – e non solo dell’avversario politico Jeremy Corbyn, leader del Labour -, sarebbero al 41% ed i laburisti al 26%. Non è tutto però da YouGov: la ricerca rispetto al voto della working-class è il campanello d’allarme più forte per il Labour, diventato terza partito tra i colletti blu del Regno Unito. I conservatori hanno fatto registrato il 39% dei consensi mentre l’Ukip ha superato a destra il Labour nel cuore della working-class britannica: 23% a 20%.

E manca una settimana dal voto di Stoke-on-Trent, il prossimo 23 febbraio. Dalle urne uscirà il sostituto a Westminster del laburista Tristram Hunt, che ha lasciato il parlamento in rotta con il leader Corbyn per andare a dirigere il Victoria and Albert Museum di Londra. La sfida nella fu roccaforte del Labour è tra il leader dell’Ukip Paul Nuttall, che ha promesso di trasformare il partito dopo la vittoria della Brexit nel nuovo «partito dei lavoratori» britannici, e Gareth Snell, ex consigliere comunale che nelle ultime ore, come rivelato dall’Express, ha preso sull’immigrazione dopo Brexit una posizione opposta a quella di Jeremy Corbyn. Un Corbyn che viene tenuto alla larga da Stoke: gli strateghi locali del partito, che temono una sconfitta, hanno raccontato al Telegraph la necessità di non far partecipare il leader laburista alla campagna porta-a-porta in quanto non costituisce un «plus». Se così davvero fosse la cosa avrebbe del clamoroso: come se a Milano Renzi o Berlusconi fossero stati invitati dai loro consulenti elettorali a non partecipare alle campagna di Sala e Parisi. Stoke non è Milano ma nemmeno (la mia) Asti: da qui passa il futuro del Labour. Ecco la crescita dell’Ukip in questa città delle Midlands Occidentali con un grafico del Telegraph.

Quasi il 70 per cento degli elettori sostenuto ha il Leave a Stoke, una ex città industriale che ha sofferto il crollo dell’industria britannica e la concentrazione della ricchezza del paese a Londra, come racconta su Politico Charlie Cooper. Per Nuttall è una enorme scommessa personale, la prima da quando a novembre è diventato leader del partito nazionalista. Ma, «le cose sono cambiate dal referendum di giugno», nota Cooper, con il Labour divenuto un partito pro-Brexit. Il suo candidato, seppur sostenitore del Remain, parla oggi di come realizzare una buona uscita. E la retorica del Labour anti-Brexit rischia di non funzionare più, dopo che più di  tre quarti dei deputati laburisti hanno votato per l’attivazione dell’articolo 50 solo la scorsa settimana.

Ecco perché a Stoke il Labour si gioca anche il futuro. Serve un’identità che difficilmente potrà riguardare la Brexit, una battaglia alla quale il partito si è accodato dopo gli altri. Nick Tyrone, ex direttore esecutivo del think-tank liberal CentreForum e firma di diversi giornali tra cui il settimanale progressista New Statesman, ha pubblicato un commento dal titolo «The Left has a choice: go communitarian or go liberal. You can’t do both». O comunitarismo o liberalismo: la sinistra deve scegliere perché non può avere entrambi. E deve smetterla, scrive Tyrone, di raccontarsi cose come questa pubblicata dal Guardian: «il voto Brexit, l’ascesa del Ukip, la crisi del sistema sanitario, l’elezione di Donald Trump e l’avanzata dell’estrema destra non sono l’opposto del neoliberismo, sono culmine dell’ideologia». La sinistra così facendo cerca solo di rassicurarsi senza vedere, continua Tyrone, che l’ascesa dell’Ukip si basa sul rifiuto del globalismo come parte dell’approccio liberale e senza ammettere che non si può rifiutare il liberalismo ma sostenere il globalismo: è il famoso piede in due staffe riaffermato con il “Take Back Control” tour lanciato da Momentum, il movimento vicino a Corbyn, che riprende lo slogan  del fronte per l’uscita durante il referendum dello scorso giugno “Vote Leave, Take Control”.

Il commento di Tyrone si chiude su Stoke ma non solo:

Se volete sapere perché le persone in posti come Stoke Central si stanno allontando dal Labour, è perché loro rifiutano il globalismo ed il multiculturalismo e sono stanco di un Labour diviso e confuso su questo punto. Quindi, comunitaristi decidete: fate i nativisti oppure abbandonate il comunitarismo per il liberalismo una volta per tutte. La via di mezzo non funziona per voi.

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Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.