Perché l’Ukip sarà sempre un «fringe party»

Dopo la sconfitta di Stoke l’Ukip è tornato ad essere preda delle bizze di Nigel Farage e dei suoi. Il leader Paul Nuttall è finito sotto accusa per aver rischiato addirittura il terzo posto dopo aver sbandierato le elezioni di Stoke come l’evento di svolta e rinnovamento del partito. Ma nel mirino è finito anche l’unico deputato a Westminster del partito viola, Douglas Carswell, criticato duramente da Nigel Farage e dai suoi alleati per aver remato contro l’assegnazione di un cavalierato per lo stesso Farage. La questione finirà probabilmente al comitato centrale del partito con il parlamentare di Clacton a rischio espulsione. Intanto però il grande finanziatore dell’Ukip, Arron Banks, ha già annunciato che correrà contro Carswell alle prossime elezioni.

Tutto nasce dalla rivelazione di uno scambio di mail tra Carswell e Malcolm Pearson, membro della Camera dei Lord, sul mancato conferimento di un’onorificenza a Farage. Una battuta di Carswell ha scatenato l’ira di Farage, secondo il quale il deputato di Clacton è «consumato dalla gelosia» nei suoi confronti e cerca di dividere l’Ukip. Per questo Nigel Farage ha scritto nella sua lettera al Telegraph che Carswell «se ne deve andare». Addirittura Farage ha sminuito l’elezione dell’unico deputato sostenendo che alla fine, non era così difficile conquistare quel seggio.

Una piccola nota sul Telegraph. Il blog conservatore ConservativeHome di essere ormai diventato la voce dell’Ukip (Mark Wallace l’ha ribattezzo Faragegraph), dopo aver attaccato i conservatori sotto Cameron e non aver risparmiato critiche a Theresa May, spesso allineandosi con le posizioni di Nigel Farage.

Ma secondo Nick Tyrone, capo del think-tank Radix, quell’articolo rivela molto altro: non solo i corteggiamenti tra Farage ed il Telegraph, le tensioni interne all’Ukip e le difficoltà di trovare una nuova via dopo aver conquistato la Brexit. C’è di più, c’è la dimostrazione dell’impossibilità per gli indipendentisti di diventare un partito. L’intero articolo potrebbe essere riassunto così, scrive Tyron: «Douglas non si è mai reso conto che io sono l’Ukip. E insultare me significa insultare l’Ukip». Più Farage si lamenta (e non dimentichiamo l’addio alla leadership di Suzanne Evans dopo meno di un mese per via delle difficoltà interne), più dimostra perché il suo non potrà mai essere un partito.

Ha sempre trattato l’Ukip come un branco di idioti da tenere in riga. Sono sicuro che ci sia del vero in questo, ma la sua supervisione paterna ha soffocato l’Ukip. Ha impedito ad altre figure dell’Ukip di crescere.

Ma c’è un passaggio che secondo Tyrone dimostra l’odio patologico di Farage verso chiunque provi ad alzare la testa. Eccolo: «francamente, aveva il seggio più facile da vincere», scrive Nigel che ha fallito in tutti i sette tentativi di farsi eleggere ai Comuni. Farage, impegnato a tessere i suoi rapporti internazionali, non vuole più guidare il partito ma non si fida di lasciare nelle mani di chiunque altro. Per questo, conclude Tyrone, il suo progetto è destinato a fallire.

L’unica speranza per l’Ukip? Sempre la stessa: che falliscano Theresa May, i conservatori e la Brexit. L’Ukip appare ancora un partito-contro, abile a far emergere lo scontento ed i malumori, incapace di organizzarsi per offrire risposte. In fondo, è quello che nella Prima repubblica italiana sarebbe stato definito un partito fuori dall’arco costituzionale: un «fringe party».

CC BY-ND 4.0 This work is licensed under a Creative Commons Attribution-NoDerivatives 4.0 International License.

Gabriele Carrer

Giornalista @ La Verità.